Salvare in .eml dalla nuova Webmail Legalmail (Ordine di Roma)

E’ stata profondamente modificata l’interfaccia delle caselle di posta certificata Legalmail ed è cambiata anche la modalità per salvare le ricevute di accettazione e consegna (qualsiasi messaggio PEC in realtà) in formato .eml necessario per il deposito delle prove di notifica.

Per procedere al salvataggio è innanzitutto necessario selezionare la PEC desiderata. Nel riquadro a destra apparirà l’anteprima della stessa, vicino all’oggetto  è presente un simbolo contenente una freccia verso il basso, come visibile nellimmagine seguente.

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Successivamente sarà necessario salvare la stessa (NON selezionare apri)

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Infine sarà sufficiente selezionare la cartella di destinazione.

ATTENZIONE! l’email così salvata avrà sempre il nome postacert.eml sarà ovviamente possibile (anzi necessario) rinominarla, facendo però attenzione a non modificare l’estensione .eml

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Problemi con Invia Deposito su Windows 7

Negli ultimi giorni sono stati segnalati dei problemi con il pulsante Invia deposito su PC con installato Windows 7 (tutte le versioni) e Thunderbird.

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Il problema non riguarda in realtà solo SLpct ma anche l’opzione “Invia a destinatario di posta” disponibile dal menù a tendina richiamabile col testo del mouse. Anche se non è chiara la causa, sta avvenendo a macchia di leopardo e riguarda parecchi utenti.

Il problema si risolve installando questo Update dal sito Microsoft. Sarà necessario selezionare la corretta versione per il proprio sistema operativo a 32 o 64 bit. Non è necessario il riavvio.

Se la patch non si dovesse riuscire ad installare, sarà necessario eseguire preventivamente gli aggiornamenti da Windows Update.

Si ringrazia per la soluzione lo staff di ThunderPec , Lorenzo Pescatore e naturalmente Evoluzioni Software.

L’open source è in primo luogo collaborazione.

NOVITA’ SERVIZI DI CONSULTAZIONE PST.GIUSTIZIA.IT

Avvocati Telematici

Fonte: DGSIA

Successivamente al 19 giugno 2017 saranno apportate alcune modifiche al sistema di consultazione del PCT, con particolare riferimento al registro della Volontaria Giurisdizione.

Sarà infatti estesa la visibilità di dati e atti  ai soggetti coinvolti in questa tipologia di procedure.

Attualmente i soli soggetti che hanno visibilità dei fascicoli di Volontaria Giurisdizione, a prescindere dall’oggetto, sono le parti costituite (Ricorrenti/Istanti, Resistenti, Intervenuti, Chiamati in causa) nel fascicolo e i loro difensori.

Con l’intervento in parola sarà possibile l’accesso alla consultazione dei fascicoli di Volontaria Giurisdizione anche per i seguenti soggetti:

Curatore/Tutore/Protutore/Amministratore di sostegno (ruolo “TUT”)

Notaio/Ufficiale (ruolo “NOT“)

Ispettore Giudiziario/Ausiliario del Giudice/Curatore eredità giacente (ruolo “AUS“)

C.T.U. (Consulente Tecnico di Ufficio)/Esperto/Perito (ruolo “CTU“)

Si sottolinea la scelta della sigla “AUS” che vale anche per il Curatore dell’eredità giacente, per distinguerla da quella del Curatore Fallimentare (“CUR”).

Per tali soggetti, la…

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WannaCry alcuni chiarimenti

Ne abbiamo parlato già in questo articolo, ma vista la rilevanza della notizia ritengo sia il caso di fare alcune precisazioni e sfatare alcune voci:

  1. Il Malware NON arriva dalla rete tipo Spirito Santo, per infettare il primo computer è necessario che l’utente dello stesso clicchi su un link che può essere in un’email, in un sito web, in pratica ovunque. Ma serve l’intervento iniziale dell’utente come nei precedenti Ransomware
  2. L’installazione della patch o il corretto aggiornamento del PC non evita il virus se l’utente esegue involontariamente il codice malevolo. La patch evita solo di venire infettati da eventuali computer già colpiti presenti nella stessa rete (ma va comunque installata!).
  3. Per evitare di infettarsi inizialmente è necessario un buon antivirus e, soprattutto il cervello acceso. L’antivirus di Microsft Windows Defender è stato tra i primi a rilevare WannaCrypt
  4. Al momento non ci sono evidenze certe di quale sia stato il canale di diffusione (il che lascia perplessi), ma nulla vieta che si possa anche servire di email infette come in precedenza. Quindi porre la massima attenzione.
  5. e come sempre: salvare regolarmente i propri dati e tenerne una su un dispositivo non collegato al Computer. Si chiamano BackUp e Disaster Recovery.

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WannaCry – come tentare di difendersi

Ha avuto grande eco l’attacco informatico di questi giorni che ha colpito molti paesi europei. Come i precedenti ransomware,  si diffonde  tramite email, hyperlink nel web e in dropbox, ma è anche in grado di infettare eventuali altri computer collegati in rete.  Questa versione sfrutta infatti un bug noto nei sistemi operativi Microsoft denominato ETERNALBLUE e risolto dalla patch del 14 marzo 2017 MS17-010,

Ciò significa che sono a rischio tutti i computer non aggiornati dopo tale data. Il fatto di avere  un antivirus non garantisce l’invulnearibilità del computer. L’unica soluzione è aggiornare al più presto il sistema operativo se non si è già fatto. Purtroppo questo non è stato finora possibile per le versioni fuori supporto, ovvero Windows 8 (8.1 è attualmente supportato), Vista (finito il supporto l’ 11 aprile 2017) e soprattutto XP.

Anche la lista dei file interessati appare molto più ampia rispetto alle precedenti versioni

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Data la gravità di questo attacco, Microsoft ha realizzato delle patch anche per le versioni fuori supporto che potete trovare a questo link . Attenzione perché la pagina si apre solo ed esclusivamente con Internet Explorer, non è possibile usare nessun altro browser. L’aggiornamento dovrebbe comunque avvenire in automatico anche su XP-

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Anche se al momento è stato neutralizzato esiste il rischio concreto di ulteriori pesanti attacchi nei prossimi giorni. Kaspersky consiglia inoltre di non cancellare eventuali dati infetti,  esiste la concreta possibilità che venga messo a punto un decriptatore, che però riguarderebbe solo l’attuale versione del malware. Quindi comunque aggiornate!

I file compressi nel PCT: a cosa servono?

Le Specifiche tecniche del PCT consentono l’utilizzo dei seguenti formati compressi: .zip .rar e .arj purchè contenenti formati ammessi. Il che significa che non potremo comprimere ad esempio un foglio Excel (.xls o .xlxs) per allegarlo al deposito, stesso discorso per file audio, video, documenti Word e tutti i formati non espressamente previsti.

Il primo consiglio è intanto di utilizzare sempre il formato .zip che viene aperto nativamente da Windows. Spesso infatti i PC delle cancellerie non dispongono dei software per aprire gli altri due formati (oltre al fatto che il .arj è praticamente estinto dalla fine degli anni ’90).

Diciamo poi che comprimere i file non serve praticamente a nulla per tentare di ridurre le dimensioni dei .pdf e dei .jpg (file immagine).  Se questo fosse il Vostro scopo è quindi necessario utilizzare altri strumenti.

A cosa serve allora zippare i file nel caso di deposito telematico? Fondamentalmente per le due ragioni di seguito illustrate:

  1. E’ utilissimo innanzitutto per gli utenti dei Redattori così detti on line che spesso non danno la possibilità di allegare più documenti insieme (quindi non riguarda Voi illuminati utilizzatori di SLpct ad esempio). In questo caso se si hanno molti allegati risulta comodo “zipparli” in unico file e procedere quindi ad un solo upload. Inoltre Vi renderete più facilmente conto della dimensione degli stessi con un colpo d’occhio.  In tal caso il consiglio  è di nominare in maniera decente i vari documenti e creare comunque un indice per rendere più leggibile il tutto alle cancellerie.
  2. Il secondo caso riguarda invece il deposito del fascicolo di primo grado: i duplicati  informatici estratti dal Polisweb (ma anche le copie in realtà) contengono spesso delle firme digitali non valide che possono creare dei problemi al deposito stesso, in particolare il famigerato Errore Imprevisto nel Deposito . Come noto si tratta di un errore FATAL dunque non forzabile dall’ufficio ricevente. Procedendo allo zip si evita dunque questo rischio. Resta valido il consiglio al punto 1 di creare un indice e dare dei nomi parlanti ai singoli documenti prima di creare l’archivio compresso.

Come creare un file compresso? Windows crea nativamente i .zip

  • Individua il file o la cartella che vuoi comprimere.
  • Tieni premuto il file o la cartella (o fai clic con il pulsante destro del mouse), seleziona Invia a e quindi Cartella compressa.
    Verrà creata una nuova cartella compressa con lo stesso nome nello stesso percorso. Per rinominarla, tieni premuta la cartella (o fai clic con il pulsante destro del mouse), seleziona Rinomina e quindi digita il nuovo nome.

Non è’ dunque necessario installare un software apposito; anche se i più diffusi sono Winzip e Winrar,  si tratta di programmi non gratuiti se non per un tempo limitato. Dopo un po’ richiedono infatti l’inserimento della licenza pur continuando, più o meno, a funzionare. Se si vuole un’alternativa, il mio consiglio è utilizzare il software gratuito ed Open Source 7zip che pur non avendo una grafica accattivante è molto funzionale ed anche utilizzabile da riga di comando.  Una volta installato aggiungerà una voce al menù del tasto destro del mouse rendendo molto semplice l’operazione di compressione.

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In ultimo: i file compressi NON sono utilizzabili per le notifiche PEC, casomai vi venisse in mente.

ThunderPEC 1.8.5 BETA: Nuovi Domini

ThunderPEC

Abbiamo introdotto i domini:

pec.istruzione.it

pec.notariato.it

postacertificata.notariato.it

all’interno del wizard di configurazione di ThunderPEC.

La procedura di configurazione di una casella di posta certificata è descritta in questa pagina.

La nuova versione BETA è disponibile per il download seguendo questo link

Le istruzioni per l’installazione di ThunderPEC sono disponibili in questa pagina.

ThunderPEC è compatibile con tutte le versioni di Thunderbird (Windows, OS X, Unix/Linux), con la versione Portable e con Icedove

Per eventuali bug o malfunzionamenti riscontrati in questa versione BETA, contattare il supporto attraverso il menu ThunderPEC->Invia mail al supporto o scrivendo direttamente a supporto@pocketpec.it

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Riaprire una busta con SLpct

Questa opzione può essere utile in varie ipotesi: a) Controllare i contenuti di un invio effettuato, Vi ricordo infatti che Atto.enc non è apribile dall’utente. b) Richiamare e completare un deposito in sospeso. c) Rieseguire l’invio della busta se per qualche motivo non fosse  andato a buon fine.

N.B. Vi ricordo che SLpct salva tutti i depositi effettuati nella cartella di default, liberamente modificabile dall’utente.  In tale cartella troverete tutti gli Atti.enc oltre ai singoli documenti, sia sottoscritti con firma digitale che non. Sconsiglio vivamente di utilizzare detta cartella come archivio personale, proprio al fine di non invalidare le buste stesse.

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Per riaprire una busta procedere come segue

a) Avviare SLpct
b) Cliccare sul pulsante “Apri” posizionato a destra in alto (accanto alla voce “Identificativo busta”)

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Si aprirà la finestra di gestione risorse del computer:

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c) Andare nella cartella di default in cui sono salvate le buste.
d) Selezionare il file “DatiAtto.xml” e cliccare su “Apri” (sarà l’unico file visibile)
A questo punto in SLpct sarà possibile vedere, andando avanti, tutti i dati inseriti e, nella schermata finale, sarà possibile visualizzare l’atto principale e gli eventuali allegati.

Nel caso in cui si riapra una busta già completa (cioè se era stato completato tutto l’iter ed era stato visualizzato il messaggio “Busta creata con successo”) allora quando la busta verrà riaperta verrà visualizzato il seguente messaggio:

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Opzione Mantieni:

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Se si clicca su “Mantieni” il programma SLpct non modificherà in alcun modo la busta riaperta e permetterà, cliccando su avanti, di visualizzare i file in essa contenuti (atto principale già firmato ed eventuali allegati con eventuale firma se era stata apposta).

Opzione Rigenera:

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Se si clicca su “Rigenera” il programma SLpct invaliderà la busta riaperta e i file in essa contenuti (che verranno visualizzati nella schermata successiva) dovranno essere rifirmati e la busta dovrà essere rielaborata (attraverso il pulsante “Crea busta” presente nella schermata successiva). Scegliendo questa opzione verrà infatti visualizzato questo messaggio:

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Il presente articolo è stato liberamente estratto dal manuale ufficiale di SLpct