Numero di ruolo non valido

Si tratta di un errore abbastanza frequente, pur essendo abbastanza parlante è insidioso perché è difficile capire se di fronte a tale evento il deposito sarà  accettato o meno, in quanto dipenderà dalla casististica specifica

Le principali situazioni in cui si presenta possono essere ricondotte alle seguenti casistiche:

1) il mittente ha inserito un numero di ruolo non corretto;
2) il mittente ha inserito numero di ruolo corretto ma in un registro sbagliato (per esempio Contenzioso Civile invece di Diritto del Lavoro);
3) il mittente non ha accesso al fascicolo e deve fare la richiesta di visibilità;
4) il mittente ha inserito l’ufficio giudiziario sbagliato;
5) ipotesi molto più rara ma possibile: la cancelleria ha “archiviato” la causa per errore e così il numero di ruolo non viene riconosciuto.

A parte i casi 3 e 5 la possibilità che il deposito non venga accettato è piuttosto elevata.

In questi caso è necessario riaprire la busta creata con SLpct e controllare i dati di cui sopra

Per riaprire la busta  procedere come segue:
1) avviare SLpct
2) cliccare sul pulsante “Apri” posizionato a destra in alto (accanto alla voce “Identificativo busta”)
3) Andare in “C:\Documents and Settings\<nome utente>\Documenti\SLpct\<codice fiscale>\<nome cartella>\<nome identificativo busta>”
4) selezioni il file “DatiAtto.xml” e clicchi su “Apri”
5) a questo punto in SLpct si potrà vedere, andando avanti, tutti i dati inseriti e, in fondo, si potrà visualizzare l’atto principale e gli eventuali allegati

L’istruzione al punto 3 vale per sistema operativo Windows. Chi ha Mac può ritrovare il file DatiAtto.xml andando sul Finder, cliccando sul menu alla voce “Vai” e poi sulla sottovoce “Inizio”; qui vedrà la cartella SLpct, dentro ci dovrebbe essere la cartella con codice fiscale ect.

NUOVA ALLERTA VIRUS: I RANSOMWARE NON SONO ANDATI IN VACANZA!

Avvocati Telematici

In questo scorcio finale di estate altri pericolosi virus “ransomware” si sono affacciati nel panorama mondiale e costituiscono una seria minaccia per qualunque sistema informatico.

«Un ransomware è un tipo di malware che limita l’accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto (ransom in Inglese) da pagare per rimuovere la limitazione» (definizione di Wikipedia).

Si tratta di un vero e proprio fenomeno di criminalità diffusa, essendo ormai sorti dei veri e propri “programmi di affiliazione” per creare questi virus “personalizzati” che chiunque, in teoria, potrebbe commissionare:  Shark ed Atom sono gli ultimi di questi due e promettono “totale personalizzazione” (sic!), la traduzione nella lingua desiderata dei messaggi con la richiesta di riscatto, l’automazione delle operazioni di cifratura e di decifratura (a pagamento avvenuto), algoritmi veloci ed irrintracciabilità da parte degli antivirus.

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Sono stati addirittura creati dei codici malevoli,  per così dire, di secondo…

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CONFIGURAZIONE FIREFOX PER DISPOSITIVO DI AUTENTICAZIONE

Mozilla Firefox necessita di una particolare configurazione per utilizzare il dispositivo di autenticazione (business key o smart card che sia). Senza di ciò il tentativo di accedere a qualsiasi PdA darà immancabilmente esito negativo. Le versioni “portable” presenti nelle chiavette stesse sono infatti preventivamente configurate all’uopo. Tali versioni però hanno degli inconvenienti, primo tra tutti doversi avviare dalla chiavetta stessa USB, con prestazioni e tempi di attesa spesso logoranti. Inoltre si tratta spesso di versioni non aggiornate con tutti i problemi di sicurezza che ne seguono.

Innanzitutto per i possessori delle business key (chi utilizza la smart card ha necessariamente già installato tale software) sarà indispensabile installare il middleware presente nei relativi dispositivi: per quanto riguarda la Business Key più diffusa a Roma, ovvero quella di Lextel (Infocert), il file da eseguire è denominato “bit4id_ipki-k4-ccid-ext.exe” e si trova nella cartella “IstallDriver”. Sulle pen drive Aruba la corretta installazione avviene eseguendo il file Akutilityinstall.exe che solitamente è posizionato nella cartella “Utility”.
Fatto ciò apriremo Firefox e selezioneremo “Opzioni” (prima immagine)

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dopodichè andremo su “Avanzate” – “Certificati” – “Dispositivi di Sicurezza” . A questo punto con il pulsante “Carica” creeremo un nuovo Dispositivo PKCS che andremo a denominare CNS

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Premeremo quindi il tasto “Carica”

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Tramite il pulsante sfoglia dovremo selezionare la corretta .dll che si trova in C:\WINDOWS\system32 .Nel caso di specie è stata selezionata bit4ipki.dll, ma per le nuove Aruba, Namirial e nuove Legalmail (quelle nere per intenderci) selzioneremo bit4xpki.dll In caso di dubbi è sempre consigliabile verificare con il fornitore del dispositivo stesso.

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A questo punto basta procedere dando conferma (OK) e il dispositivo di autenticazione sarà perfettamente funzionante anche con Firefox, avendo l’accortezza di avere il dispositivo di firma inserito PRIMA dell’avvio del browser stesso.

Vedrete che in questo modo l’utilizzo dei vari PDA sarà molto più agevole rispetto a prima.

La presente guida è intesa per Windows, ma la procedura è esattamente la stessa per Mac e Linux, con l’unica differenza che cambieranno i percorsi e i nomi delle librerie. Per Mac indicativamente sono queste le principali:

/Volumes/ARUBAKEY/ArubaKey.app/Contents/Resources/libbit4xpki.dylib 
/Volumes/BUSINNESKEY/Mac/DikexLite.app/Contents/Resources/libbit4hipki.dylib

ERRORE E0606

Tale errore può esser generato per uno dei seguenti motivi:

1) quando l’oggetto della mail non è corretto (l’oggetto infatti deve contenere la parola DEPOSITO tutta in maiuscolo, uno spazio e del testo libero subito dopo)
2) quando il file allegato (il file “Atto.enc”, cioè la busta) è stato rinominato e, probabilmente per errore, è stato modificato anche nell’estensione. Anche se rinominato infatti, deve mantenere l’estensione “.enc”.
3) quando il formato testo della mail è testo HTML e non testo normale.

Se si è utilizzato in SLpct il pulsante “Invia deposito” l’oggetto della mail sarà stato scritto in automatico dal programma e la busta sarà stata allegata in automatico quindi basta verificare solo il punto 3.

Se invece in Slpct si è utilizzato il pulsante “Salva busta in” creando manualmente l’email di invio, è possibile che si inserisca un oggetto che non rispetta le regole richieste e/o che si commetta l’errore di cui sopra relativamente alla busta allegata o che il formato delle mail impostato nella web mail o nel programma di posta (soprattutto Microsoft Outlook) sia HTML.
In tal caso si verifichi tutti e 3 i punti.

Ad ogni modo, a fronte di questo errore è necessario ripetere nuovamente il deposito, in quanto la busta viene scartata dai controlli automatici e non arriva in cancelleria, dunque inutile attendere oltre.

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SLpct versione 1.5.0

In arrivo la nuova versione del redattore gratuito, di seguito le principali novità:

– Aggiunto supporto per i nuovi schemi xsd di giugno 2016 con correzioni ad errori segnalati ed aggiunto atto SICID PrecisazioneConclusioni.

– sull’atto IscrizioneRuoloPrefallimentare l’ EstensioneAnagrafica viene selezionata automaticamente per segnalare la obbligatorietà di quel tipo di dati anche se secondo gli schemi ministeriali non lo sarebbe.

– Atto di pignoramento Mobiliare ed Immobiliare: corretto errore sulla quota del bene riportato nella Nota di Iscrizione a Ruolo quando presenti frazioni con denominatore superiore a 100.

– E’ possibile cambiare i tipi di allegato “Ricevuta di Accettazione” e “Ricevuta di Consegna” in qualunque altro tipo e viceversa.

– La lettura del codice fiscale del mittente al momento della riapertura di una busta viene letto dal dal file di configurazione e non dal percorso della busta stessa per consentire una maggiore liberta’ nella gestione dei percorsi in cui si salvano le buste.

La pubblicazione è prevista nel pomeriggio. L’aggiornamento si potrà effettuare in automatico dall’applicazione o scaricando il software direttamente da qui

Come vedere cosa si è depositato

Ormai dovrebbe essere noto ai più il fatto che il file Atto.enc non è apribile se non dalla cancelleria dell’Ufficio giudiziario di destinazione, si tratta infatti di un file criptato, per tale ragione evitate assolutamente di cercare in rete software per aprirlo, nella migliore delle ipotesi installerete qualcosa di inutile e più probabilmente si tratterà di software dannoso.

E’ possibile però con SLpct riaprire una busta come segue:
1) Avviare  normalmente SLpct;

2) Cliccare  sul pulsante “Apri” posizionato a destra in alto (accanto alla voce “Identificativo busta”)

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3) Andare in “C:\Users\<nomeutente>\Documents\SLpct\<codicefiscale>\<nome cartella>\<nome identificativo busta>”.

4) Selezionare il file “DatiAtto.xml” e cliccare su “Apri”.

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5) a questo punto in SLpct sarà possibile vedere, andando avanti, tutti i dati inseriti e, in fondo, si potrà visualizzare l’atto principale e gli eventuali allegati

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L’istruzione al punto 3 vale per sistema operativo Windows. Per chi ha Mac si può ritrovare il file “DatiAtto.xml” andando sul Finder, cliccando sul menu alla voce “Vai” e poi sulla sottovoce “Inizio”; qui vedrà la cartella SLpct, dentro si troverà la directory con anno, codice fiscale e via dicendo.

Ad ogni modo cliccando dal menù File/Impostazioni è possibile vedere indipendentemente dal sistema operativo utilizzato, il percorso in cui vengono salvate tutte le buste. Come si può notare in questo caso è stato modificato quello di default. In quel percorso trovate anche tutte le cartelle con i relativi documenti firmati  utilizzati per il deposito, oltre al DatiAtto.xml e l’eventuale NIR.

Si consiglia vivamente di NON utilizzare dette cartelle per il normale salvataggio dei propri fascicoli e documenti, proprio al fine di mantenere integra la possibilità di recuperare in qualsiai momento i dati dei depositi effettuati

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Il computer per il PCT parte seconda

In questo articolo farò riferimento alla scelta di un computer per studio, per i motivi già espressi nel precedente articolo, verranno presi in considerazione i computer così detti “fissi”, ovvero quelli con corpo computer separato dal resto e con il case di dimensioni standard. Come detto sono più robusti, duraturi e performanti rispetto ad altre tipologie a parità di costo. Considereremo tre tipologie, una più economica e le  altre più performanti. Pagare qualcosa in più oltre ad avere prestazioni migliori renderà anche l’investimento più duraturo e l’utilizzo più piacevole, quindi la scelta è prettamente personale.

Per il tipo di lavoro svolto negli studi legali non è di solito necessario avere CPU particolarmente performanti o schede video da 300 euro; l’utilizzo di word processor, browser Internet e posta elettronica sono applicazioni base, perfettamente alla portata anche di pc non particolarmente moderni. Certo è che acquistare una macchina decente permetterà di utilizzarla, se ben manutenuta, per diversi anni a venire. Ancora più importante avere un funzionamento fluido e un sistema solido per l’archiviazione dei dati.

1) Tipologia base: questo non significa che sia il minimo acquistabile; mi riferisco comunque ad un buon prodotto che vi farà compagnia per lungo tempo. Il PC è oggi un mezzo di produzione per l’avvocatura, vale dunque la pena spenderci magari qualcosa in più dell’ultimo modello di telefonino. Vediamone dunque le caratteristiche: a) Intel Pentium G3258 b) RAM 4Gb DDR3 c) 2 HD tradizionali da 1 Tera. uno come disco di sistema, l’altro per l’archiviazione dati ed il backup. Avere due dischi fisici separati mette al riparo dalla perdita dei dati se uno dei due dovesse rompersi, inoltre si può configurare per avere anche dei back up non aggredibili da ransomware, virus o cancellazioni accidentali. Esistono anche i processori AMD, quale ad esempio l’Athlon X4 860K. Costano qualcosa di meno degli Intel ed hanno prestazioni adeguate. Il problema è che consumano molto di più e questo influisce sia sui costi della bolletta che sul calore sviluppato. Visto che i computer di studio sono accesi per ore se non per giorni, non mi sento di consigliare questa seconda tipologia. Da evitare assolutamente nel caso di acquisto di un pc portatile.

2) Per avere qualcosa in più si può utilizzare l’Intel Core i3-6100,  sostituendo il disco di avvio con un SSD da 250 Gb ed un secondo disco da 1TB tradizionale, magari partizionato per avere una copia di backup shadow. I dischi SSD soffrono un po’ delle continue scritture e nel caso di file di grandi dimensioni. Ma offrono prestazioni molto più elevate dei tradizionali e se ben configurato il sistema operativo si possono ridurre di molto i piccoli inconvenienti. Aumentare anche la RAM da 4 ad 8 GB permetterebbe di avere maggiore fluidità di funzionamento nel caso siate soliti tenere aperti diversi documenti Word, una ventina di finestre del browser e abbiate il desktop tappezzato di documenti (non lo fate per favore).

3) Il TOP (relativamente). Qui andiamo anche a cambiare il processore: Intel Core i5-6500, il corrispettivo è il AMD FX-8370 che costa un po’ meno ma consuma quasi il doppio. A questo punto gli 8 Gb di RAM diventano praticamente obbligatori. Riguardo ai dischi qui ne avremo 3: Un SSD da 250 0 500 GB per il sistema operativo e due dischi tradizionali da 1 Tb (o anche da 2 volendo) da usare uno come archiviazione dati e il secondo come copia shadow. Quindi il sistema vedrà solo due dei dischi, essendo il terzo nascosto contenendo una copia di sicurezza aggiornata in automatico. La stessa configurazione si può chiaramente fare utilizzando un processore più economico come l’I3 risparmiando qualche decina di euro.

Non ho fatto riferimenti alle schede video perchè quelle integrate nelle CPU Intel sono più che sufficienti per l’utilizzo medio, le AMD non le hanno integrate, ma una scheda video base si paga dai 30 ai 70 euro. Nel caso meglio scegliere le così dette fanless (senza ventole), riducono il rumore e la polvere. Come detto sono delle indicazioni generali, i modelli di CPU sono presi a titolo esemplificativo.