SLpct versione 1.5.0

In arrivo la nuova versione del redattore gratuito, di seguito le principali novità:

– Aggiunto supporto per i nuovi schemi xsd di giugno 2016 con correzioni ad errori segnalati ed aggiunto atto SICID PrecisazioneConclusioni.

– sull’atto IscrizioneRuoloPrefallimentare l’ EstensioneAnagrafica viene selezionata automaticamente per segnalare la obbligatorietà di quel tipo di dati anche se secondo gli schemi ministeriali non lo sarebbe.

– Atto di pignoramento Mobiliare ed Immobiliare: corretto errore sulla quota del bene riportato nella Nota di Iscrizione a Ruolo quando presenti frazioni con denominatore superiore a 100.

– E’ possibile cambiare i tipi di allegato “Ricevuta di Accettazione” e “Ricevuta di Consegna” in qualunque altro tipo e viceversa.

– La lettura del codice fiscale del mittente al momento della riapertura di una busta viene letto dal dal file di configurazione e non dal percorso della busta stessa per consentire una maggiore liberta’ nella gestione dei percorsi in cui si salvano le buste.

La pubblicazione è prevista nel pomeriggio. L’aggiornamento si potrà effettuare in automatico dall’applicazione o scaricando il software direttamente da qui

Come vedere cosa si è depositato

Ormai dovrebbe essere noto ai più il fatto che il file Atto.enc non è apribile se non dalla cancelleria dell’Ufficio giudiziario di destinazione, si tratta infatti di un file criptato, per tale ragione evitate assolutamente di cercare in rete software per aprirlo, nella migliore delle ipotesi installerete qualcosa di inutile e più probabilmente si tratterà di software dannoso.

E’ possibile però con SLpct riaprire una busta come segue:
1) Avviare  normalmente SLpct;

2) Cliccare  sul pulsante “Apri” posizionato a destra in alto (accanto alla voce “Identificativo busta”)

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3) Andare in “C:\Users\<nomeutente>\Documents\SLpct\<codicefiscale>\<nome cartella>\<nome identificativo busta>”.

4) Selezionare il file “DatiAtto.xml” e cliccare su “Apri”.

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5) a questo punto in SLpct sarà possibile vedere, andando avanti, tutti i dati inseriti e, in fondo, si potrà visualizzare l’atto principale e gli eventuali allegati

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L’istruzione al punto 3 vale per sistema operativo Windows. Per chi ha Mac si può ritrovare il file “DatiAtto.xml” andando sul Finder, cliccando sul menu alla voce “Vai” e poi sulla sottovoce “Inizio”; qui vedrà la cartella SLpct, dentro si troverà la directory con anno, codice fiscale e via dicendo.

Ad ogni modo cliccando dal menù File/Impostazioni è possibile vedere indipendentemente dal sistema operativo utilizzato, il percorso in cui vengono salvate tutte le buste. Come si può notare in questo caso è stato modificato quello di default. In quel percorso trovate anche tutte le cartelle con i relativi documenti firmati  utilizzati per il deposito, oltre al DatiAtto.xml e l’eventuale NIR.

Si consiglia vivamente di NON utilizzare dette cartelle per il normale salvataggio dei propri fascicoli e documenti, proprio al fine di mantenere integra la possibilità di recuperare in qualsiai momento i dati dei depositi effettuati

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Il computer per il PCT parte seconda

In questo articolo farò riferimento alla scelta di un computer per studio, per i motivi già espressi nel precedente articolo, verranno presi in considerazione i computer così detti “fissi”, ovvero quelli con corpo computer separato dal resto e con il case di dimensioni standard. Come detto sono più robusti, duraturi e performanti rispetto ad altre tipologie a parità di costo. Considereremo tre tipologie, una più economica e le  altre più performanti. Pagare qualcosa in più oltre ad avere prestazioni migliori renderà anche l’investimento più duraturo e l’utilizzo più piacevole, quindi la scelta è prettamente personale.

Per il tipo di lavoro svolto negli studi legali non è di solito necessario avere CPU particolarmente performanti o schede video da 300 euro; l’utilizzo di word processor, browser Internet e posta elettronica sono applicazioni base, perfettamente alla portata anche di pc non particolarmente moderni. Certo è che acquistare una macchina decente permetterà di utilizzarla, se ben manutenuta, per diversi anni a venire. Ancora più importante avere un funzionamento fluido e un sistema solido per l’archiviazione dei dati.

1) Tipologia base: questo non significa che sia il minimo acquistabile; mi riferisco comunque ad un buon prodotto che vi farà compagnia per lungo tempo. Il PC è oggi un mezzo di produzione per l’avvocatura, vale dunque la pena spenderci magari qualcosa in più dell’ultimo modello di telefonino. Vediamone dunque le caratteristiche: a) Intel Pentium G3258 b) RAM 4Gb DDR3 c) 2 HD tradizionali da 1 Tera. uno come disco di sistema, l’altro per l’archiviazione dati ed il backup. Avere due dischi fisici separati mette al riparo dalla perdita dei dati se uno dei due dovesse rompersi, inoltre si può configurare per avere anche dei back up non aggredibili da ransomware, virus o cancellazioni accidentali. Esistono anche i processori AMD, quale ad esempio l’Athlon X4 860K. Costano qualcosa di meno degli Intel ed hanno prestazioni adeguate. Il problema è che consumano molto di più e questo influisce sia sui costi della bolletta che sul calore sviluppato. Visto che i computer di studio sono accesi per ore se non per giorni, non mi sento di consigliare questa seconda tipologia. Da evitare assolutamente nel caso di acquisto di un pc portatile.

2) Per avere qualcosa in più si può utilizzare l’Intel Core i3-6100,  sostituendo il disco di avvio con un SSD da 250 Gb ed un secondo disco da 1TB tradizionale, magari partizionato per avere una copia di backup shadow. I dischi SSD soffrono un po’ delle continue scritture e nel caso di file di grandi dimensioni. Ma offrono prestazioni molto più elevate dei tradizionali e se ben configurato il sistema operativo si possono ridurre di molto i piccoli inconvenienti. Aumentare anche la RAM da 4 ad 8 GB permetterebbe di avere maggiore fluidità di funzionamento nel caso siate soliti tenere aperti diversi documenti Word, una ventina di finestre del browser e abbiate il desktop tappezzato di documenti (non lo fate per favore).

3) Il TOP (relativamente). Qui andiamo anche a cambiare il processore: Intel Core i5-6500, il corrispettivo è il AMD FX-8370 che costa un po’ meno ma consuma quasi il doppio. A questo punto gli 8 Gb di RAM diventano praticamente obbligatori. Riguardo ai dischi qui ne avremo 3: Un SSD da 250 0 500 GB per il sistema operativo e due dischi tradizionali da 1 Tb (o anche da 2 volendo) da usare uno come archiviazione dati e il secondo come copia shadow. Quindi il sistema vedrà solo due dei dischi, essendo il terzo nascosto contenendo una copia di sicurezza aggiornata in automatico. La stessa configurazione si può chiaramente fare utilizzando un processore più economico come l’I3 risparmiando qualche decina di euro.

Non ho fatto riferimenti alle schede video perchè quelle integrate nelle CPU Intel sono più che sufficienti per l’utilizzo medio, le AMD non le hanno integrate, ma una scheda video base si paga dai 30 ai 70 euro. Nel caso meglio scegliere le così dette fanless (senza ventole), riducono il rumore e la polvere. Come detto sono delle indicazioni generali, i modelli di CPU sono presi a titolo esemplificativo.

Update a Windows 10: aggiornamento

In seguito a numerose lamentele da parte di utenti da tutto il mondo, sembra che Microsoft abbia fatto un passo indietro rendendo l’update a Windows 10 meno aggressivo ed è stata tolta la X dalla maschera di richiesta di installazione che ha creato confusione in molti utenti, portando ad installazioni indesiderate dal nuovo sistema operativo; ne avevamo parlato qui

In base a quanto riportato dal sito (in inglese) del supporto, ora l’utente ha maggiore controllo e possibilità di scelta, e risulterebbe più semplice anche eliminare la notifica senza dover eseguire la disinstallazione del relativo aggiornamento.

Vi ricordo che gli utenti di computer con Windows 7.0 e 8.1 regolarmente licenziati hanno la possibilità di effettuare gratuitamente l’update a Windows 1 entro il 29 luglio 2016, dopodichè sarà a pagamento. Sepre per luglio è previsto il così detto Anniversary Update, che apporterà numerose novità, tanto che già è considerato da molti quasi un  nuovo sistema operativo. Speriamo che non crei però anche ulteriori problemi.

Riguardo alla scelta se aggiornare o meno questa dipende da vari fattori, ma è comunque sempre consigliato  creare una copia aggiornata dei dati prima di procedere.

Il computer per il PCT parte prima

Premessa: questo post non riguarda la scelta tra Windows e Mac in quanto è una questione strettamente di gusti personali, mi soffermerò invece sulla parte di mercato più ampia, ovvero sui PC Microsoft based. Chi utilizza  Linux si suppone invece che sia già più esperto e quindi questo articolo non lo riguarda più di tanto, anche se il concetto resta valido.

Vediamo innanzitutto quali sono le principali tipologie di “macchine disponibili” sul mercato

indexPC portatili: il vantaggio principale, come dice la parola stessa, è la trasportabilità. Per chi non ha una postazione fissa o comunque lavora fuori sede per la maggior parte del tempo sono una scelta obbligata. A parità di costo hanno prestazioni meno elevate rispetto alle altre tipologie e sono sicuramente più delicati, montando dischi più piccoli, RAM più lente e in generale hanno un’architettura che predilige i consumi rispetto alle prestazioni. Vi sono tutte di tutte le forme e dimensioni e i costi variano moltissimo, andando da circa 300 euro per le versioni base a ben oltre il migliaio di euro. Qui la scelta dipende dalle esigenze e dal portafogli.

lenovo-all-in-one-desktop-ideacentre-b550-front-keyboard-mouse-1All in One: li inventò la Apple e poi si sono diffusi anche tra i comuni mortali. Si tratta di quei pc fissi che hanno tutto integrato nel monitor. Il vantaggio è che sono “carini” ed “eleganti”, lo svantaggio tutto il resto. Si tratta in pratica di portatili trasformati in computer fissi, con tutti gli svantaggi di cui al punto 1. L’unica differenza hardware è che di solito montano normali hard disk da 3.5, quindi un po’ più performanti dei portatili veri e propri, almeno di quelli di fascia bassa che utilizzano hard disk tradizionali.

Case-pc-fisso-assemblato-basePC fissi veri e propri. ovvero quelli con lo “scatolotto” separato dal resto. Sicuramente meno fashion, ma più robusti, più riparabili, più performanti e più espandibili delle tipologie precedenti. Da preferire quelli col case di dimensioni standard, tanto occupano spazio nel pavimento vicino alla scrivania; l’unico svantaggio è per chi fa le pulizie. Offrono, tra l’altro, la possibilità di montare due o più dischi interni così da avere un sistema di backup a basso costo già pronto. Sapete vero che il backup dei dati è fondamentale?

Esiste anche una quarta tipologia di micropc da collegare ai monitor, si tratta da un punto di vista hardware di portatili a tutti gli effetti e non hanno, per uno scopo lavorativo, nessun motivo di esistere.  Vanno bene al limite come media station a cui collegare la TV di casa

Dunque il mio consiglio, se possibile, è acquistare come computer di studio un PC fisso, a parità di costo vi durerà di più e avrà prestazioni migliori. Chiaramente se ci sono esigenze di mobilità particolari il portatile è insostituibile, ma la tipologia che non ha grosso senso a parere dello scrivente sono proprio gli All in One, con buona pace del 80% degli utenti Apple. Tanto per fare un esempio, uno dei nemici peggiori degli apparecchi elettronici è la polvere, già dopo 6 mesi nelle ventole si creano matasse informi di acari che farebbero impallidire la casalinga più agguerrita. Un PC fisso si può aprire e pulire molto semplicemente e già questo ne può prolungare la vita manentendone l’efficienza.

A breve una guida su alcune configurazioni hardware a mio parere più adatte per uno Studio Legale.

Windows 10 aggiornamento forzoso: anche no

Negli ultimi giorni si è assistita ad una nuova ondata di aggiornamenti involontari a Windows 10. Come segnalato da PC World e Fobers e anche in un recentissimo articolo su Repubblica, la finestra di aggiornamento si è fatta decisamente più aggressiva e pur chiudendo la maschera con la “x” non si impedisce l’installazione del nuovo sistema operativo. Al di là della bontà o meno della nuova release di casa Microsoft, quello che è certo è che un aggiornamento del genere che si avvia senza il controllo dell’utente può essere molto fastidioso se non addirittura creare danni. Il computer sarà inutilizzabile per lungo tempo, parliamo di qualche ora, anche se i tempi dipendono da vari fattori, quali la velocità della connessione internet e l’efficienza del PC. Inoltre, una volta avviata la procedura è altamente sconsigliato spegnere il computer e anche staccarlo dalla presa di corrente, questo perchè l’interruzione potrebbe provocare danni al pc ed anche la perdita dei dati personali (esperienza personale). Va anche aggiunto che un upgrade del genere su pc obsoleti e anche semplicemente non in perfette condizioni potrebbe renderli pressochè inutilizzabili e comunque non tutti i software sono retro compatibili.

Per evitare il trabocchetto architettato da mamma Microsoft, la cosa più semplice è rimuovere l’aggiornamento denominato KB3035583. La procedura è piuttosto semplice: le immagini che seguono sono create con Windows 7 ma la procedura è pressoché identica per 8.1

Avviare il pannello di controllo e selezionare Programmi/Disintalla un programma

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Nel nuovo pannello selezionare “Visualizza aggiornamenti installati”

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Si aprirà la lista di tutti gli aggiornamenti presenti nel computer, il consiglio è di copiare ed incollare la stringa KB3035583 nel campo ricerca (ci potrebbe volere un po’)

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Una volta individuato l’aggiornamento in questione basterà selezionarlo e cliccare su Disintalla

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Al termine dell’operazione sarà necessario riavviare il Pc affinchè i cambiamenti abbiano effetto. Il mio consiglio (personale) è anche di disabilitare il download e l’installazione automatica degli aggiornamenti consigliati.

La rimozione di detto aggiornamento non impedisce comunque il passaggio a Windows 10 per chi lo volesse, semplicemente evita che esso si avvii sua sponte. Oltre alla procedura descritta esistono anche software di terze parti che eseguono tale operazione in automatico, quali ad esempio GWX Control Panel o GRC Never 10, ma ritengo personalmente che la procedura descritta sia alla portata di tutti.

p.s. Questi sono i problemi “seri” in cui mi sono personalmente imbattuto: 1) Perdita dei documenti e di tutto il profilo a causa di aggiornamento probabilmente interrotto dall’uente. 2) Impossibilità di ricevere le scansioni da uno scanner di rete. Era anzianotto ma di alto livello, sono dovuto ritornare a windows 7 3) perdita delle condivisioni nella LAN, dovute rifare ex novo. Per non menzionare i programmi predefiniti che decide lui e tutta la privacy che va a farsi benedire. Quindi, finchè l’aggiornamento avviene in un pc singolo poco male, ma se si tratta di un Pc in rete con cartelle e/o stampanti condivise  sono scocciature più serie e praticamente certe.

Aggiornamento del 04/06/2016. Sembra che Microsoft abbia reso meno aggressivo dopo le numerose proteste pervenute. Per approfondire leggi qui

Come depositare quando il Polisweb non funziona

Premessa importante: questo articolo è rivolto ai NON utenti di SLpct, essendo infatti SLpct un redattore off-line è completamente indipendente dalla connessione al Polisweb e in pratica anche alla connessione internet tout court. Ci si rivolge invece in particolare agli utenti dei redattori e/o gestionali online, quali Quadra, Kleos, Netlex, tanto per nominare i più diffusi. Questo tipo di software carica per i il deposito di atti endoprocessuali i fascicoli personali associati all’utente e fa creare da detti fascicoli il deposito. Per compiere questa operazione è necessario ed indispensabile il collegamento al Polisweb; se detto collegamento non è disponibile (il che succede sovente nel fine settimana), l’utente non avrà accesso al fascicolo stesso anche se il PdA privato sembra funzionare, questo perchè i dati vengono comunque presi dal sito del Ministero, ovvero pst.giustizia.it

Va sottolineato che il deposito telematico non ha nulla a che fare con il funzionamento del Polisweb e che sarà comunque possibile procedere. Il problema si pone solo per gli utenti di questo tipo di redattori, ma è comunque superabile attraverso varie strade:

  1. Volendo comunque usare il redattore online “di fiducia” sarà in questi casi necessario creare un fascicolo fittizio, come si fa in pratica per tutti gli atti introduttivi. Dopo aver effettuato questa operazione si potrà procedere con il deposito dell’atto successivo all’interno del fascicolo fittizio, avendo cura di inserire correttamente RG ed Ufficio giudiziario di destinazione, dati che generalmente vengono invece preinseriti dal redattore stesso
  2. Si può utilizzare un redattore alternativo di tipo off line, ovvero SLpct visto che giochiamo in casa: è gratuito ed è di semplice installazione e configurazione. In questo caso non è nemmeno necessario creare il fascicolo fittizio, ma sarà sufficiente selezionare  Registro e Ruolo nella prima schermata e successivamente scegliere l’ufficio giudiziario ed inserire l’RG del procedimento. Il deposito verrà comunque associato ai fascicoli personali non appena il Polisweb tornerà a funzionare.

Come detto installare e configurare SLpct è piuttosto semplice ed in questa pagina trovate tutte le indicazioni necessarie. L’unica accortezza è l’invio del deposito che è piuttosto diverso dagli altri redattori, in particolare se non si ha un client di posta configurato con la PEC. Ad ogni modo nessuna paura, basterà seguire le indicazioni presenti in questo link

Qualunque siano le Vostre preferenze prendete in considerazione di dotarVi di un sistema alternativo per i depositi, con SLpct ad esempio è possibile addirittura creare il deposito se la Vostra connessione ad Internet non è funzionate ed inviare successivamente la busta da un’altra postazione. Gli strumenti ci sono, una volta tanto anche gratuiti, perché non utilizzarli?

Buona domenica.

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